"Mio figlio non ha passioni!!" 3 strategie utili per sfuggire al pessimismo

 

Capita spesso di ascoltare genitori preoccupati per i propri figli adolescenti, lì vedono "apatici", sedentari, "senza passioni". Padri e madri che soffrono nel non riuscire ad inquadrare e a spiegarsi lo stato emotivo dei propri figli, quando non riescono a capirli e a sintonizzarsi sul modo in cui i ragazzi e le ragazze vedono il mondo.


E' a questo punto che di solito i genitori prendono l'iniziativa, guidati dalle più sincere buone intenzioni, e cominciano a spiegare ai figli qual è il modo giusto di vivere se si vuole essere felici, quali sono le attività (sportive, musicali, ludiche) che potrebbero iniziare, quali compagnie potrebbero frequentare, quante volte dovrebbero uscire con gli amici per poter rientrare nella "normalità". Un lavoro ai fianchi incredibile, instancabile, ma allo stesso tempo inutile.


Qualcuno le chiamerebbe "tentate soluzioni".

Per superare questo tipo di preoccupazioni genitoriali e allo stesso tempo favorire una crescita autonoma dei ragazzi, potrebbe essere utile qualche indicazione:


1) Allargare la visione: molte volte gli adulti appìccicano emozioni e idee "adulte" a ragazzini, che invece sono molto più concreti, semplici e genuini; inoltre, di questi tempi stili e abitudini sociali cambiano alla velocità della luce, ed è normale che gli adolescenti di oggi escano un po' di meno e usino molto di più modalità alternative di socializzare (facebook, whatsapp, ecc...). Questa consapevolezza può aiutarci a sintonizzarsi di più sulla loro prospettiva, e a non "vedere" con pessimismo preventivo il loro modo di vivere le relazioni.


2) Lasciamoli un po' più liberi: se il nostro obiettivo è che i ragazzi prendano delle iniziative, e se quindi vogliamo che arrivino a farlo spontaneamente, è molto difficile che questo avvenga se le proposte gliele facciamo noi. Certo, alcuni consigli possono essere utili, ma fate attenzione a non sottrarre loro la possibilità di partecipare alle decisioni: aderire alle nostre indicazioni sarebbe vissuto per loro come una mezza sconfitta, dato che sono in una fase di crescita in cui le cose le devono sperimentare da sè, quindi fare calcio, canto o canottaggio deve essere una loro decisione, noi dobbiamo attenderla senza intervenire con proposte, consigli e "spintoni".


3) Fare le prediche non serve: sicuramente gli adulti hanno fatto esperienze che sarebbe bello condividere, ma i discorsi arrivano fino ad un certo punto, soprattutto con gli adolescenti: possono non "capire" (devono ancora formarsi i valori e le astrazioni che usiamo noi adulti per muoverci nel mondo) ma soprattutto è la situazione della "predica" che non sopportano. Minuti interminabili con questi che mi spiegano guardandomi dall'alto in basso e dicendomi cose che o già so, o non mi interessano. Questo è quello che pensano.
Le esperienze vanno fatte, non ascoltate. Si impara di più da un errore commesso di propria iniziativa, che ascoltando decine di racconti e sermoni di ancestrale saggezza, quindi evitiamo le prediche/spiegazioni e lasciamo che siano loro a chiederci la nostra opinione, quando gli interesserà.

Sperimentare queste modalità alternative può aiutare noi a toglierci un po' di preoccupazioni esagerate, e loro a sentirsi più liberi, autonomi e forse, pian piano, cercatori delle proprie passioni.


DR. Daniele Boscaro, psicologo e psicoterapeuta


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