L'apprendimento situato

Titolo intero: L'apprendimento situato. Dall'osservazione alla partecipazione attiva nei contesti sociali. Di Jean Lave e Etienne Wenger

 

Scritto nel 1991 da due autori probabilmente influenzati dallo scenario culturale californiano di matrice cibernetica e costruzionista, il libercolo suggerisce costrutti utili per chi opera nel settore dell'istruzione e dell'apprendimento.

Costrutto cardine del libro è la "Partecipazione periferica legittima", una forma di apprendistato che permette la costruzione di conoscenze coerenti ad un'iniziazione sociale, alla realizzazione di un ruolo in comunità e di una contestuale costruzione di identità. Gli autori infatti criticano la nozione di apprendimento classica, utilizzata implicitamente nei contesti scolastici, pur non volendo costruire il loro contributo teorico solo sulla critica al sistema scolastico vigente.

Si legge "...la dicotomia tra interno ed esterno, suggerisce implicitamente che la conoscenza sia perlopiù qualcosa di cerebrale e assume acriticamente l'individuo come unità di analisi. Inoltre, l'apprendimento inteso come internalizzazione viene troppo facilmente interpretato come un semplice processo di acquisizione del dato, una questione di trasmissione e assimilazione".

Gli autori inseriscono invece la persona-che-apprende dentro ad un processo storico e culturale nel quale la riproposizione o il cambiamento di una conoscenza, di una prassi e di una cultura nasce da una dialettica sociale realizzata nei contesti dell'apprendistato.

A questo proposito, gli autori notano come: "in molte scuole secondarie di secondo grado c'è un gruppo di studenti che si impegnano per un periodo di tempo considerevole ad apprendere la fisica. Qual è la comunità di pratica che si sta riproducendo? Forse gli studenti partecipano soltanto alla riproduzione della stessa scuola secondaria. Ma se assumiamo che anche la pratica della fisica è un qualche modo in via di riproduzione, dobbiamo riconoscere che il odo in cui gli studiosi di fisica delle scuole superiori partecipano e intendono la loro attività è molto diversa da quella dei fisici di professione. La vera comunità di pratica che si sta riproducendo, all'interno della quale gli scolari imparano la fisica, non è la comunità dei fisici ma quella degli adulti istruiti".

Il libro propone una chiave di lettura inconsueta e interessante per chi si occupa di apprendimento e istruzione, critica nei confronti di una prassi pedagogica basata su un concetto implicito, poco definito e troppo individualistico di "apprendimento".


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