Sicurezza stradale

Quando si parla di sicurezza stradale vengono subito in mente le stragi del sabato sera e il fatto che la strada è la prima causa di morte per i giovani sotto  i trenta anni.

Una schiera immensa di progettisti, ingegneri, politici, sociologi, psicologi, legali, studiano ogni giorno soluzioni, innovazioni, regolamenti, tutte misure aventi lo stesso obiettivo, limitare i danni che la viabilità sembra portare inevitabilmente con sè.

I costi della strada in termini di vite umane e di feriti sono alti: circa 4700 morti e 310.000 feriti all'anno solo in Italia, per un valore economico (inteso come perdita di capacità produttiva, costi umani, costi sanitari e altre voci) di circa 30.300 milioni di euro, pari a circa il 2% del PIL.

Ogni anno assistiamo a discussioni per le modificazioni del codice della strada, le quali dovrebbero garantire standard sempre maggiori di sicurezza; assistiamo a sempre nuove campagne di sensibilizzazione contro le stragi del sabato sera; le nostre vetture diventano ogni anno più sicure. Eppure il problema sussiste (anche se con un leggero trend al miglioramento negli ultimi anni).

Benchè è di assoluta importanza curare gli aspetti tecnologici, legislativi e infrastrutturali per la soluzione del problema, è necessario tenere sempre presente che ognuno di questi interventi ricade sull'unico attore protagonista dell'incidente, l'uomo. È l'uomo che interagisce con la norma, con l'ambiente, con la percezione di sè, col senso di sicurezza percepito, con le sue abilità cognitive e le sue dimensioni emotive, l'attore che mette in atto il comportamento alla guida.

Basti pensare alla scelta individuale e al tempo stesso sociale di fare uso di alcool o di sostanze stupefacenti, alla scelta di guidare durante la notte o al desiderio di accorciare i tempi di un rientro a casa schicciando l'acceleratore; alla scelta di non indossare il casco o di non allacciare le cinture di sicurezza; alla scelta di rispondere al telefonino o di scrivere sms mentre si è alla guida, etc.

Dal punto di vista psicologico è importante lavorare per la prevenzione attraverso strategie comunicative innovative, con una profonda attenzione alla valutazione dell'efficacia dei progetti; ma anche attraverso la consulenza agli organi politici. Ma come psicologi è necessario interessarsi anche alla psicologia delle emergenze in caso di incidente, alla sindrome post tramatica da stress, all'innesto di fobie o di attacchi di panico; o nei casi di incidenti con decesso, al sostegno psicologico rivolto ai familiari.


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