Disturbo del comportamento alimentare

Ci si vede sempre troppo grassi anche se la bilancia dice il contrario, un’intensa attività fisica sembra non bastare mai, evitiamo i luoghi in cui c’è la possibilità di essere di fronte al cibo.

Questi sono solo alcuni esempi di strategie e comportamenti adottati per mantenere sotto controllo il proprio peso, comportamenti però molto pericolosi che se protratti nel tempo possono portare a gravi disagi psicologici e fisici.

Questo insieme di comportamenti rientra nei disturbi del comportamento alimentare, che per definizione si riferiscono a comportamenti finalizzati al controllo del peso, che danneggiano la salute fisica o il funzionamento psicologico e che non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta. Queste condotte altamente pericolose per la saluta fisica della persona sono generate da una percezione psicologica alterata o dalla non accettazione  del proprio corpo.

I disturbi del comportamento alimentare definiscono solo uno degli infiniti modi in cui si può pensare al rapporto tra la propria mente e il proprio corpo, rapporto che può essere di felice convivenza, di strumentale piacere, di severa privazione, di profonda consapevolezza o di incauta incuranza, etc.

Clinicamente i principali manuali diagnostici distinguono due diverse categorie, entrambe caratterizzate da un’alterata percezione del peso e della propria immagine corporea: l’anoressia e la bulimia. Al contrario di quanto si pensa comunemente, non si tratta di comportamenti specularmente opposti in cui nell’anoressia si tenta di non mangiare e nella bulimia si mangia molto; anoressia e bulimia sono due facce della stessa medaglia, ovvero due aspetti diversi della volontà di porre il dominio del controllo razionale sull’alimentazione.


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